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Progetto di ricerca-intervento promosso dal CREADA, con la partnership dell’Istituto “V. Fornari”, Liceo Sociopsicopedagogico, Linguistico, Scienze Sociali di Molfetta

Dirigente Scolastico Molfetta (BA):  Prof. Rodolfo Azzollini

Referente del progetto: Prof.ssa Linda A.M. Panunzio

 

 

Alle radici della legalità:
 essere figlio, essere genitore, essere educatore oggi.
Progetto di genitorialità responsabile

 

Il divieto nella relazione educativa:
espressione d’autorità o provocazione alla responsabilità?

 

(Progetto concluso maggio 2008)

 

Aggiornamento

Il progetto si è concluso il giorno 23 maggio 2008 con un pubblico incontro (leggi l'articolo della Gazzetta del Mezzogiorno). E' imminente la pubblicazione di un Quaderno Creada con i relativi dati.

 

Presentazione

Il progetto è stato presentato giovedi 14 febbraio 2008 alle ore 18.00 a Molfetta, nel link il programma dell'evento.

 

1.  Motivazioni

“L’uomo cammina quando sa dove andare”. Questa frase attribuita a S. Francesco d’Assisi è un monito per tutti coloro che hanno rinunciato a camminare con le proprie gambe per farsi trascinare o per vivere la vita come una perenne fuga, o come spettatori con la perenne sensazione di avere le spalle al muro. Ne sono tristi testimonianze le odierne dispersioni scolastiche, le famiglie che demandano ad altri il proprio ruolo educativo, i cittadini che si allontanano dal corretto vivere sociale. Se non c’è una corretta consapevolezza di poter camminare con le proprie gambe, non si può né camminare né stabilire obiettivi da raggiungere. E poiché l’identità di ognuno ha le sue radici nel gruppo familiare e nella cultura di appartenenza, appare evidente la necessità di una nuova cultura-motore e di una scuola che sia attivo luogo d’incontro per una riflessione sulla responsabilità genitoriale, per un’indagine sul proprio essere uomo e per una intelligente mediazione educativa. Un processo di educazione permanente, insomma, che unisca, in una relazione circolare e consapevole, il mondo dei ragazzi, delle famiglie e della scuola, attraverso specifici supporti psico-pedagogici.

Il progetto Essere figlio, essere genitore, essere educatore oggi nasce quindi dall’urgenza di agire il presente, sapendo mettersi responsabilmente in gioco per essere protagonisti consapevoli e attivi della propria storia.

 

2.  Soggetto responsabile e soggetti della partnership

La questione che si intende affrontare con la realizzazione di questo specifico progetto, Il divieto nella relazione educativa: espressione d’autorità o provocazione alla responsabilità?, tocca il cuore della relazione educativa con gli adolescenti nel momento in cui questi devono aprirsi all’assunzione e all’esercizio di una libertà responsabile e alla scelta dei principi cui ispirare i propri comportamenti.

Il CREADA, Centro di Relazione Educativa Adulto-Adolescente, sorto per opera dell’Associazione per l’Abbazia di Mirasole e dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, con la partecipazione dell’Ospedale Maggiore di Milano e con il sostegno della Regione Lombardia, si impegna a promuovere tale progetto, alla luce delle sue finalità specificatamente formative nei confronti delle figure adulte che, a vario titolo, sono coinvolte nel rapporto educativo con gli adolescenti. Il CREADA, infatti, nato nel 2006 come progetto di servizio a carattere pedagogico, direttamente connesso ai principi del personalismo, al rispetto della dignità della persona e del suo valore, si sta sempre più configurando come un luogo di riferimento per tutti gli adulti, singoli o enti, anche del privato sociale, che sono in relazione con gli adolescenti e chiedono di essere sostenuti nel loro impegno educativo (genitori, responsabili e operatori degli oratori, dei consultori e dei centri giovanili, docenti e dirigenti delle scuole, delle associazioni sportive e ricreative ecc.). Il CREADA è in sintesi un centro di educazione degli adulti e per gli adulti. Oltre ad offrire consulenza agli adulti che si occupano di adolescenti, esso svolge ricerca d’alto profilo scientifico sulle problematiche adolescenziali e sulle esperienze operanti a livello nazionale e internazionale in campo educativo nell’ambito dell’adolescentologia e promuove l’impiego e la diffusione di metodologie educative innovative. La caratterizzazione educativa del CREADA, inoltre, si qualifica in senso interdisciplinare, grazie agli apporti sia delle scienze umane che della medicina.

La proposta metodologica offerta dal Centro è la ricerca intervento. Il CREADA infatti intende coinvolgere gli educatori degli adolescenti in percorsi di ricerca da condividere con il gruppo dei ricercatori del Centro, perché gli educatori possano fruire del supporto scientifico di mezzi e strumenti appositamente predisposti per le diverse situazioni. Presupposto di questa modalità di ricerca è “conoscere cambiando”, attraverso uno studio empirico e sperimentale del fenomeno sul campo, provocando modifiche negli eventi, osservandone gli effetti e procedendo con confronti di gruppo e con interventi di tipo formativo-educativo. Attraverso il metodo della ricerca-intervento ogni educatore si responsabilizza nel suo impegno quotidiano e sente di poter fare affidamento sui suggerimenti e sugli orientamenti che provengono dalla teoria, ma che sono declinati secondo le esigenze e i bisogni educativi dei suoi “casi” specifici.

Il CREADA, realtà viva e in crescita, ha già acquisito una significativa esperienza negli ambiti di ricerca e di formazione nei quali anche il presente progetto intende inserirsi. Infatti, fin dalla sua costituzione, il Centro ha attivato molteplici percorsi di formazione pedagogica e di carattere interdisciplinare rivolti agli adolescenti sui temi della bioetica, agli operatori dei consultori familiari di ispirazione cristiana, agli avvocati, giuristi ed operatori nell’ambito del diritto familiare, alle figure adulte (genitori, educatori, allenatori sportivi ecc.) che animano la realtà degli oratori e degli spazi di aggregazione giovanile, predisponendo per quest’ultimo settore un percorso privilegiato, di carattere sperimentale, in collaborazione con le parrocchie del decanato di Cesano Boscone. Gli esiti positivi di tali iniziative hanno incoraggiato il CREADA a sviluppare e a moltiplicare i percorsi inizialmente predisposti, curando inoltre la pubblicazione della serie dei Quaderni, in cui vengono approfonditi gli argomenti pedagogici di maggior interesse, vengono raccolti i materiali utilizzati per la formazione degli adulti e vengono diffusi gli esiti delle ricerche scientifiche svolte dagli studiosi che operano nel Centro.   

Il CREADA, la cui sede principale è situata presso l’Abbazia di Mirasole (Opera-Milano), dispone infatti, per lo svolgimento delle sue attività e dei suoi progetti, di un gruppo di ricerca dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano afferente alla Cattedra di Educazione degli Adulti, la cui titolare, Prof.ssa Maria Luisa De Natale, è il Direttore scientifico del CREADA. Attualmente, è in atto un processo di ampliamento del Centro a livello nazionale, con la nascita di alcuni poli di riferimento sul territorio italiano che si qualificano a tutti gli effetti come sedi locali del CREADA, le quali potranno anche declinare il proprio profilo funzionale ed operativo in relazione a temi e problemi educativi specifici. In particolare, è già avviata la costituzione dei poli CREADA in Abruzzo, in collaborazione con la Presidente della Federazione regionale abruzzese, Prof.ssa Elda Fainella, e in Sicilia, in collaborazione con il Presidente della Federazione Consultori Sicilia, Padre Antonio Santoro. Figurano inoltre in via di definizione le relazioni tra il CREADA e l'Opera don Calabria di Verona e il CREADA e l'Opera Santa Rita di Prato.

L’Istituto Statale “V.Fornari”, Liceo Sociopsicopedagogico, Linguistico e di Scienze Sociali di Molfetta, viene individuato come partner del CREADA in Puglia, condividendone i percorsi formativi e le finalità pedagogiche legate, in particolare, all’ambito scolastico ed al ruolo specifico della scuola, collaborando, col proprio gruppo di docenti e l’intera realtà scolastica in cui l’Istituto opera, al progetto di ricerca-intervento del CREADA, in modo da sostenere e incrementare le relazioni all’interno delle istituzioni, orientando, così, positivamente lo sviluppo socio-affettivo degli studenti e rafforzando le competenze comunicative, gli atteggiamenti democratici e l’esercizio all’ascolto dei ragazzi, dei genitori e degli educatori.

 

3.  Dati generali

Il progetto proposto intende incidere, attraverso una sua maggiore qualificazione pedagogica, sulla difficile relazione intergenerazionale che lega gli adulti agli adolescenti e ai giovani, articolandosi in diversi luoghi istituzionali – famiglia, scuola, contesto extrascolastico – e rivelando spesso la sua complessità e la sua problematicità attraverso i comportamenti trasgressivi posti in atto dai giovani. In particolare, il progetto mira ad inserirsi nel contesto culturale e sociale della provincia di Bari, utilizzando per lo svolgimento delle attività formative le strutture messe a disposizione dall’Istituto “V.Fornari”, Liceo Sociopsicopedagogico, Linguistico e di Scienze Sociali, di Molfetta ed avvalendosi della competenza professionale della Prof.ssa Linda A. M. Panunzio (referente del progetto per la scuola e per il Dipartimento di Scienze Umane) e del supporto di altro personale offerto dalla scuola per la realizzazione del progetto stesso. Il CREADA, a sua volta, collabora attraverso il suo gruppo di esperti e di formatori allo sviluppo dell’iniziativa e all’approfondimento delle tematiche oggetto di indagine.

La durata prevista per il completamento del progetto è quella dell’intero anno scolastico 2007/2008, dall’inizio di dicembre alla fine di maggio.

 

4.  Descrizione del progetto

Sul piano delle finalità generali, il progetto si propone di migliorare il dialogo e il confronto tra gli adulti e gli adolescenti e di rafforzare il messaggio educativo offerto dalle diverse figure adulte attraverso la definizione di un linguaggio comune, la promozione di una comunicazione efficace e la creazione di una rete di sostegno tra educatori di ambiti diversi, anche attraverso l’apprendimento di innovative metodologie riflessive e autoformative e di strumenti comunicativi efficaci. Tutto ciò nell’ambito di incontri per attivare il dialogo su temi personali, come il significato dell’esistenza e i valori, nel rispetto dei ruoli e delle rispettive competenze.

Gli ulteriori obiettivi specifici che il progetto intende raggiungere possono essere distinti in base ai destinatari coinvolti:

Per gli studenti:

  • Avviare processi di autovalutazione e riflessività

  • Apprendere ad essere consapevolmente e responsabilmente se stesso

  • Indagare e leggere in modo sempre più responsabile il proprio divenire personale e sociale: essere figlio e cittadino

  • Promuovere la partecipazione degli adolescenti attraverso occasioni di incontro e di socializzazione, che contribuiscano ad integrare lo sviluppo della personalità e favoriscano la costruzione del senso di appartenenza e dell’identità sociale di ciascuno, quali premesse per una matura assunzione di responsabilità personali

 Per le famiglie:

  • Coinvolgere la realtà familiare come interlocutore privilegiato delle diverse realtà educative e aiutarla a superare l’isolamento

  • Condividere con la scuola la responsabilità educativa

  • Approfondire e confrontare il proprio modello di genitorialità

  • Apprendere la forza del “divieto”, ma anche quello del rinforzo positivo

 Per i docenti:

  • Coinvolgere la realtà scolastica e aiutarla ad evitare il rischio dell’autoreferenzialità educativa

  • Valutare i processi di apprendimento e di insegnamento

  • Armonizzare i percorsi didattico-educativi con le aspettative dei genitori e con i bisogni degli alunni

  • Avviare processi di un’ampia educazione permanente

  • Incentivare il confronto e l’interazione tra scuola, società, territorio nel servizio educativo agli adolescenti

 

5.  Fasi del progetto

Le fasi di svolgimento del progetto, articolate sulla base delle attività previste, sono le seguenti:

  1. Fase preparatoria: presentazione del progetto in occasione di un’assemblea aperta a docenti, alunni, famiglie ed esperti, anche al fine di promuovere l’apertura della scuola alle altre scuole, alle associazioni di genitori, alle associazioni parrocchiali, alle associazioni sportive ecc. L’introduzione al tema è affidata alle due relazioni della Prof.ssa Raffaella De Franco, Docente di Bioetica e di Filosofia morale e Referente scientifica CREADA, sulla questione “Il rispetto della regola: dimensione etica”, e della Prof.ssa Maria Luisa De Natale, Docente di Pedagogia generale e di Educazione degli adulti e Direttore Scientifico CREADA, sulla questione “Il rispetto della regola: dimensione pedagogica”.

  2. Fase laboratoriale: predisposizione e somministrazione di strumenti qualitativi e quantitativi per la rilevazione dei bisogni educativi dei soggetti. Coinvolgimento dei partecipanti in strategie e metodologie attive di comunicazione educativa: Laboratorio di gestione dei conflitti, Laboratorio sul metodo Lipman, Laboratorio sul bilancio di competenze educative, Attività di gruppo, Riflessione critica ed autovalutativa della prassi educativa ecc. In tal modo, si intende realizzare dei percorsi di riflessione pedagogica che prendano in considerazione la specificità della condizione personale dei giovani e dell’esperienza educativa delle diverse figure adulte protagoniste. L’obiettivo consiste nel promuovere la progettazione partecipata degli interventi formativi ed educativi tra l’equipe del CREADA e gli adolescenti, i genitori, i docenti, gli altri educatori. 

  3. Fase elaborativa e propositiva: rielaborazione dei risultati attraverso tecniche d’analisi qualitativa e formulazione di strategie di intervento educativo, individualizzando quanto più possibile i percorsi sulla base dei bisogni educativi emersi e delle aspettative espresse e/o inespresse.

  4. Fase valutativa: verifica dell’efficacia del corso e del raggiungimento degli obiettivi e valutazione dell’iniziativa da parte dei partecipanti attraverso l’utilizzo di test, colloqui, monitoraggi in itinere.

  5. Fase della pubblicizzazione dei risultati: presentazione e diffusione dei risultati, sia relativi all’analisi delle problematiche educative emerse, sia riguardanti i percorsi di formazione attuati e le proposte pedagogiche maturate, tramite tavola rotonda e/o convegno, con lo scopo di evidenziare la stretta relazione che intercorre tra luoghi di crescita culturale e luoghi sociali.

 

6.  Analisi del bisogno

Il disagio giovanile, manifesto o nascosto, è certamente connesso alle caratteristiche della complessità sociale, le quali incidono fortemente sulla formazione delle nuove generazioni. Queste caratteristiche della complessità possono essere considerate le cause aspecifiche del disagio. Infatti, i fattori che influiscono sull'imbocco dei percorsi che portano alla condizione di disagio giovanile appartengono a più dimensioni e riguardano il sistema di valori della cultura sociale, le condizioni sociali di vita dei giovani e la loro struttura di personalità. Il disagio appare perciò come il prodotto di un insieme complesso di fattori, nessuno dei quali da solo sembra essere sufficiente a produrlo, ma la cui successione nel percorso esistenziale eleva notevolmente la probabilità che esso si manifesti nella vita del giovane.

In particolare, il processo formativo del giovane avviene in una pluralità – quasi sempre frammentata, disarticolata e poco coerente – di proposte di valori, di modelli di comportamento, di stili di vita che favoriscono il suo orientamento verso percorsi flessibili, pragmatici e aprogettuali, non in grado di prevenire il disagio. Occorre invece promuovere quell'integrazione e quella sinergia tra le differenti agenzie educative, la cultura sociale dominante, le esperienze relazionali e di produzione di significato nei mondi vitali e dei consumi, necessarie per la proposta alle nuove generazioni di un progetto di vita incompatibile con quello distruttivo del disagio, in quanto orientato verso la liberazione da quei condizionamenti che impediscono la loro piena realizzazione umana, la loro autonomia e l’assunzione della responsabilità verso se stessi e il mondo sociale e naturale che abitano. Si sta quindi sempre più diffondendo la convinzione, sia a livello di riflessione pedagogica teorica che di pratica dell'educazione/prevenzione, che la prevenzione deve sempre di più divenire promozione della formazione individuale e sociale della persona attraverso l'educazione e l'intervento sui processi socializzanti e culturanti in cui essa avviene.

Anche gli studi di settore concordano sul fatto che la scuola non può più restare ancorata alla sola trasmissione di conoscenze e abilità. Tale impostazione comporta che si trasferiscano idee inerti, non vagliate criticamente, né combinate in nuove relazioni con altre idee (Whitehead, 1992) ed esclude i sistemi informale e non formale, il cui concorso nell’azione educativa delle giovani generazioni è invece auspicato dall’Europa (Delors, 1996). La frammentazione delle agenzie educative, infatti, accresce i fattori di rischio per l’adolescente, ancora incerto tra dipendenza e autonomia e maggiormente esposto a scelte di vita anche pericolose e ad atteggiamenti di sfida verso la tradizione e gli adulti di riferimento. È evidente pertanto l’esigenza di coltivare, in tutti gli adulti che svolgono un’opera educativa nei confronti dei più giovani, dai genitori agli insegnanti, agli educatori del tempo libero, le competenze necessarie al riconoscimento dei fenomeni di disagio e dei comportamenti a rischio e di incentivare negli stessi adolescenti la crescita e la maturazione non soltanto fisiche e psicologiche, ma anche etiche e sociali.

 

7.  Risultati attesi e monitoraggio del progetto

Il risultato fondamentale consiste nella possibilità di definire un itinerario formativo capace di integrare i luoghi e le competenze educativi di genitori, insegnanti ed altre figure adulte chiamate ad affrontare le problematiche adolescenziali e giovanili, costruendo una circolarità di dialogo e di scambi significativi con lo stesso mondo giovanile, reso anch’esso protagonista di un percorso di presa di coscienza di sé e della propria identità personale e sociale e di progressiva assunzione di responsabilità rispetto alle norme e ai valori.

Tale risultato, che sollecita un apporto di riflessione teorica unito ad un impegno di carattere pratico, va perseguito attraverso il confronto tra i diversi soggetti coinvolti nel progetto, tramite la riflessione sugli specifici stili educativi, grazie allo scambio e alla sintesi di qualità e di competenze umane, professionali, culturali, spirituali di ciascuno, in una logica di approfondimento della comunicazione pedagogicamente significativa a livello interpersonale, intergenerazionale, interdisciplinare, interistituzionale. Il risultato atteso, dunque, è quello di pervenire all’individuazione degli elementi necessari per rendere concreta una significativa progettualità di prevenzione e/o recupero del disagio giovanile condivisibile dai sistemi formale, informale e non formale e per offrire una risposta più soddisfacente ai bisogni di crescita dei giovani adolescenti, tracciando un orizzonte concettuale di riferimento sulle problematiche esaminate e delle linee operative rispettose delle situazioni e dei contesti particolari.

 

8.  Beneficiari dell’intervento

Classi di studenti di scuola secondaria superiore (biennio e triennio), genitori, docenti di Scienze Umane ed esperti.

 

9.  Metodologia proposta

La metodologia si avvarrà degli strumenti della ricerca-azione e fornirà consulenza, formazione e strumenti di lavoro. In particolare, si procederà ad un’indagine conoscitiva della realtà territoriale e dei bisogni educativi delle persone coinvolte nel progetto attraverso strumenti di rilevazione di tipo quantitativo e qualitativo. I soggetti saranno coinvolti attivamente sia nella fase di ricognizione dei bisogni, sia nella progettazione delle azioni di intervento. Verranno infatti avviati incontri informativi-formativi per promuovere la conoscenza di tecniche e di metodi educativi innovativi (mediazione dei conflitti, metodo Lipman, bilancio di competenze educative ecc.). Ove possibile, si proporranno incontri condivisi tra adulti e giovani adolescenti, per ricercare tematiche di interesse comune, utilizzando strumenti e mezzi di comunicazione efficaci.

 

10. Continuità e replicabilità

Si auspica che la serietà e l’intelligenza civile e pedagogica del Progetto possano fruttuosamente proseguire anche nel futuro.

 

Allegati:

Scarica gli strumenti di ricerca:
- Scheda di rilevazione per docenti

 

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